La gioia… che gioia! Che bellezza!

La gioia è un’emozione fondamentale che rappresenta la piena e viva soddisfazione dell’animo.

Un’esplosione di energia legata a momenti particolari della vita, come una conquista, un traguardo, il superamento di una prova, o una particolare esperienza, l’innamoramento, il matrimonio, la nascita di un figlio, la soddisfazione sessuale, ovvero la riuscita di una attività, etc

Si tratta di una esperienza preziosa, profonda, ma anche evanescente. Così come velocemente appare può scomparire, perciò è preziosa e rara.

La parola gioia, se ci pensate, viene usata anche per indicare le cose o le pietre preziose: i gioielli appunto.

Ecco perché è importante parlarne, conoscerla e, soprattutto, ricercarla.

La gioia infatti ha un potere di grande effetto su tutta la struttura della persona, sul benessere, sul carattere, sulla qualità delle relazioni sociali.

Stare con una persona gioiosa è più facile che stare con chi ha sempre qualche da ridire, critica o vede le cose solo dalla parte negativa. Una persona gioiosa infatti è più capace di aiutare chi lo circonda a scambiare emozioni positive, a ricercare proattivamente di raggiungere obiettivi, ad avere una speranza ed un atteggiamento positivo anche nelle situazioni di difficoltà e questo scambio crea un clima maggiormente creativo, vivace ed intenso, sia nell’ambiente familiare che in quello di lavoro.

La gioia dunque non va confusa con l’ottimismo ingenuo e stolto di chi si ostina a non vedere pericoli, difficoltà o problemi; a differenza delle persone che vedono sempre il mondo grigio, chi vive con positività può elaborare strategie più creative e produttive per affrontarle e risolverle.

La gioia infatti si accompagna spesso con altre due emozioni l’entusiasmo e l’orgoglio. L’entusiasmo nell’affrontare le difficoltà le sfide con la voglia di superarle, è l’emozione che accompagna il percorso verso la meta. L’orgoglio e la gioia sono invece le emozioni che accompagnano la conquista, il raggiungimento della meta, il coronamento di un progetto, il superamento della difficoltà.  Queste dimensioni sono la chiave del successo di una buona equipe di lavoro ed in genere sono maggiormente legate alla vita sociale o alla vita lavorative, ma la gioia, come emozione primaria, ha un ruolo importante anzi fondamentale nelle relazioni affettive e familiari.

Nella famiglia infatti, la gioia è una emozione che può accompagnare i momenti più intensi della vita della crescita e della esperienza quotidiana delle relazioni domestiche. 

Questa emozione accompagna i passaggi fondamentali dell’evolversi della famiglia, dall’innamoramento, alla nascita della coppia, alla vita coniugale alla nascita dei figli, ma anche la quotidianità della crescita, i compleanni, le feste familiari, la capacità di celebrare, quindi rendere solenne e significativo, ogni passaggio della vita familiare. Purtroppo è vero che non tutte le famiglie riescono a vivere con gioia questi momenti, ed è altrettanto vero che tante volte ci si ricorda, come particolarmente negativo, proprio quel momento che non è stato possibile vivere con la gioiosità che ci si sarebbe attesi.

Questo è dovuto al fatto che la gioia, per quanto fondamentale, è anche fragile ed evanescente. Pur essendo intensa come emozione, coinvolgendo tutto il nostro organismo, con un impatto importante sulla produzione degli ormoni, sulla salute, sul funzionamento del cervello, dura relativamente poco e si può rovinare altrettanto facilmente.

Come fare allora?

Innanzitutto imparare a riconoscere la gioia, positiva che nasce da dentro di noi e che non dipende quindi dalle condizioni esterne, ma da ciò che noi riusciamo a provare di profondo, vitale, positivo nel nostro animo. Alle volte infatti nella nostra ricerca di ciò che può renderci felici, ci attardiamo a cercare fuori di noi ciò che ci possa dare gioia. Magari un oggetto, un abito, un nuovo cellulare o qualsiasi altro bene materiale il cui possesso noi rivestiamo di significati che in sé, quel bene, non può di certo avere. Altre volte attribuiamo alle condizioni esterne, alle relazioni, la responsabilità di farci sentire gioiosi, quasi fossimo quei re tristi delle fiabe che avevano bisogno di un giullare per farli divertire.
La gioia è dentro di noi e la felicità può essere raggiunta solo percorrendo quella strada che ci porta nel profondo di noi stessi e ci permette di trovare quel nucleo di bene che ognuno di noi ha, magari confuso tra mille difficoltà, lutti e opposizioni. Se è dentro di noi la Gioia allora dobbiamo cercare di farla venire a galla. 

I migliori maestri di come si può vivere con gioia la vita sono i bambini; da loro dobbiamo imparare a vivere la pienezza di ciò che stiamo vivendo.

La gioia infatti è proprio quella emozione legata alla pienezza del vivere che accompagna i bambini nella loro costante scoperta dell’ambiente e delle relazioni. Il mondo che loro conoscono infatti è sempre una “prima volta”, una scoperta e quindi vivono con pienezza ogni passaggio.

Sono interamente ciò che stanno vivendo.

Ecco: essere pienamente in ciò che si vive è fonte di gioia, che alimenta un senso positivo della vita. La pienezza è infatti una delle caratteristiche che rendono unica l’emozione della gioia.
La tristezza ad esempio è il più delle volte legata alla perdita, la paura è legata al pericolo, il disgusto è provato dal rifiuto: sono tutte situazioni in cui manca qualche cosa.

Nella gioia invece si vive con pienezza ed ecco perché anche in situazioni estremamente difficili si può trovare gioia, anche in esperienze piccolissime di piacere si può trovare gioia, anche in situazioni in cui oggettivamente manca qualche cosa, si può godere con pienezza di ciò che si ha, di ciò che si è.
Penso che a tutti voi sarà capitato di conoscere persone colpite da gravi infortuni o persone anziane, magari molto malate, che sapevano comunque essere gioiose e positive, perché sapevano volgere lo sguardo a ciò che dava pienezza della vita piuttosto che a ciò in essa non era perfetto.

Quello che conta quindi è la focalizzazione del nostro sguardo; come dice un antico proverbio ebraico:

L’occhio dell’uomo triste fa il cielo grigio.

Francesco Milanese, classe 1960, Psicologo, Mediatore familiare, Formatore, specialista in Istituzioni e tecniche di tutela dei diritti umani. Mi sono sempre occupato di educazione, famiglia, benessere della persona, conflitti e comunicazione nelle relazioni umane.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *