Difficile dire che cosa significhi davvero, eppure tutti noi abbiamo bisogno di una Speranza. Può essere la speranza in un cambiamento, nel raggiungimento di un obiettivo, nella fiducia riposta in una persona, nella riuscita di un progetto, nella possibilità di trovare un amore, nella capacità di uscire dai problemi.

Potrebbe essere la speranza una parola così carica di significato, così pregnante, se indicasse solo la predisposizione all’ottimismo di quelli che vedono sempre il mondo girare verso un radioso futuro?
Quelli del bicchiere mezzo pieno insomma?

Potrebbe intrigare da secoli filosofi, mistici, teologi e psicologi, se fosse l’atteggiamento passivo di chi confida genericamente in una fortuna che magicamente faccia girar le cose che non vanno per il verso giusto?
Quelli per cui tutto s’aggiusta basta aspettare?

La speranza è un oggetto di studio da sempre, dal momento in cui l’uomo ha cominciato a pensare a sé stesso, prima con i miti, con le religioni, la filosofia ed ora con la psicologia. Che essa sia un fenomeno positivo, una caratteristica dell’individuo, uno stato di coscienza, un potere interiore, una energia, un forza dinamica della vita, uno stato motivazionale, che sia o meno possibile annoverarla tra le emozioni, per tutti coloro che ci hanno riflettuto un fatto risulta evidente: la speranza è una componente fondamentale di una motivazione di successo nei processi di cambiamento.

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Le persone che nutrono in modo costruttivo la speranza infatti, secondo molti studiosi hanno una capacità di individuare obiettivi di cambiamento, strategie per il loro raggiungimento e motivazioni per perseguirli che risultano alla fine vincenti anche di fronte alle peggiori previsioni.

Non si tratta quindi di una superficiale consolazione ai malanni della vita.

La Psicologia Positiva e la Teoria della Speranza che alcuni studiosi hanno elaborato dimostrano quale sia la differenza fondamentale tra un atteggiamento di generico ottimismo o di semplice aspettativa positiva, e la speranza. Una aspettativa positiva, infatti, è legata ad una valutazione di variabili positive e negative in una situazione data e quindi sulla previsione di realizzare quelle positive. Se però queste non si realizzano allora cadiamo nella delusione, nella attesa frustrata, da cui potremmo rischiare anche di precipitare nel baratro della disperazione. Dal punto di vista psicologico, per alcuni queste sono le premesse per avvitarsi nella spirale della depressione.

L’attesa positiva, insomma, pur essendo forte di una previsione alta e di un certo grado di controllo sulla realtà non la può in tutto determinare e ciò può rendere catastrofico l’insuccesso. La speranza invece può convivere anche con le situazioni più negative e permettere di individuare obiettivi positivi e di riscatto assai motivanti e perciò capaci di successo.

Ad esempio una persona può avere l’attesa di restare tutta la vita in salute, ma se si ammala può considerare di aver fallito questa attesa e disperarsi. Viceversa chi sia stato capace di coltivare la speranza può cercare nella condizione data, pur grave, della malattia, di trovare strategie per una qualità della vita possibile; può cercare di organizzare la vita per vivere con “pienezza” anche questa situazione.

Ecco perché la speranza è una fonte di felicità e di successo.

Ma c’è di più.

La speranza è una alleata del nostro benessere e del nostro successo perché ci permette di reagire con maggiore successo alle avversità agli ostacoli ed allo stress. Ci sono molti studi che dimostrano come le persone animate dalla speranza sappiano elaborare, in modo molto più efficace di altri, sia gli obiettivi che le strategie per uscire da situazioni in cui progetti o attività siano ostacolate, ed a reagire alle condizioni di stress preservando il proprio benessere fisico e psicologico.

Potremmo dire che la Speranza ci rende maggiormente Resilienti.

Ma se uno che non ce l’ha? come fa?

La coltiva!

Certo è possibile far crescere in noi la speranza ed accrescere il nostro atteggiamento positivo verso la vita. Possiamo infatti orientarci a costruire pensieri positivi, allenando la nostra mente a pensare con maggiore flessibilità e quindi allargare i nostri orizzonti senza stare sempre a rimuginare sugli stessi schemi. Possiamo cercare di porre più attenzione alle emozioni positive che a quelle negative, così come a fidarci piuttosto che a diffidare degli amici, dei familiari, dalle reti di relazioni che abbiamo.

La speranza infatti è una buona alleata anche di relazioni sociali più supportive, più solidali, perché è sempre più facile seguire chi ha un atteggiamento positivo verso la vita rispetto a quanti siano invece sempre in conflitto con il mondo, sempre animati da un pensiero critico o dal bisogno di prevalere sugli altri. Proprio questo atteggiamento positivo infatti richiama maggiori conferme positive e quindi aumenta, in chi la pratica, una maggiore autostima, ma quel tanto che basta per sentirsi soddisfatti e gratificati dal proprio agire.

Le minacce

Le minacce alla speranza colpiscono ambedue queste dimensioni, cioè quella della fiducia, come atteggiamento, e quello della relazione, come spazio di realizzazione del riscatto.  Per questo possiamo dire che le minacce alla speranza siano da un lato la disperazione, cioè la perdita di fiducia nella possibilità di una salvezza che corrisponde a quel sentimento di oppressione sul presente, premessa ad un futuro nefasto, che accompagna sia le persone ciniche quanto quelle precipitate nella spirale della depressione;  dall’altro lato la presunzione cioè la pretesa di potersi salvare da soli, che accompagna di solito quelle persone capaci solo di guardare a se stesse, alla propria idea come a verità, e che possono essere sprezzanti o manipolatori verso gli altri, e più spesso invece sono tetragoni nell’affermare la propria rigidità.

Come abbiamo visto questi atteggiamenti sono proprio contrari a quelle attitudini che possiamo anche allenare che invece nutrono la speranza: cercare pensieri costruttivi, emozioni positive e pensieri flessibili.

La speranza quindi è la capacità di guardare oltre alle difficoltà del presente e costruire le possibilità per realizzare delle alternative adeguate.

“Metti il cuore e la mente  in allerta. Scopri i germogli del bene. Per crescere hanno bisogno di essere protetti con la stessa cura e ostinazione che metti, di solito, nel criticare le cose che non vanno.” F.M.

Francesco Milanese, classe 1960, Psicologo, Mediatore familiare, Formatore, specialista in Istituzioni e tecniche di tutela dei diritti umani. Mi sono sempre occupato di educazione, famiglia, benessere della persona, conflitti e comunicazione nelle relazioni umane.

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