Spesse volte mi si rivolgono genitori esasperati che manifestano molte preoccupazioni in merito ai comportamenti dei propri figli, adolescenti o meno. Cosa fare quando scopriamo che i figli “bevono, fumano, o peggio” mi ha chiesto una mamma preoccupata, ma tante altre domande riguardano le regole da dare ai figli di fronte alla televisione, ai video giochi, o al normale comportamento in pubblico o nella famiglia.
Insomma sembra che se non si è capaci di far rispettare le regole, non si sia bravi genitori.

Mi fermo un attimo sulle parole regole, regolare, regolato: di per sé derivano da una medesima radice ma hanno più significati. Da un lato infatti l’origine più antica del significato indica il governare come atto di colui che regge, cioè la legge, quello che diventa poi il valore normativo. Dall’altro lato la parola significa anche la misura, il modo, l’ordine. Si dice di uno che fa bene le cose quando le fa a regola d’arte, quando cioè rispetta la misura, la regola dell’arte propria nel fare una determinata cosa.
Se ci pensate perciò il significato profondo delle regole sta nel permettere di fare una determinata cosa, di farla in modo appropriato e consono, non a caso anche un’attività ludica come il gioco deve avere le sue regole, ossia quelle norme che consentano il fatto stesso di giocare; si dice, stare alle regole del gioco, per dire che, se si vuol partecipare di una determinata situazione, si devono rispettare quelle proprie regole e misure.

Troppo spesso invece noi attribuiamo alle regole solo il valore negativo: “non fare così, non andare lì, non rispondere in questo modo!

Il più delle volte dunque quello che noi chiamiamo regole sono dei comandi che impongono e limitano quando non sono direttamente legati alla sanzione o alla punizione, le quali sono sicuramente necessarie al momento in cui ci sia una violazione, una scorrettezza, ma non rappresentano il vero senso della regola.

Ciò che voglio dire quindi è che le regole sono innanzitutto ciò che permettono di agire e che permettono di fare, esattamente come nel gioco, dove le regole le conoscono i giocatori e l’arbitro interviene solo perché c’è una violazione o un conflitto di interpretazione. La regole cioè è precedente, è un patto che si fa prima, negoziato con ragionevolezza e progressività

Non ci si può educare ad un comportamento regolato, cioè ordinato, misurato, solo a partire dalla paura di una sanzione

E guardate che noi adulti per primi siamo di cattivo esempio per i nostri figli se è vero che, ad esempio, siamo capaci di rispettare le regole del codice della strada solo quando vediamo il vigile, o abbiamo paura della multa.

Non basta dire al figlio guardi troppo la tv, vedi cose che non mi piacciono, spegni la televisione! e punirlo se non lo fa! Forse prima bisogna provare a decidere come usare questo mezzo. Magari decidere insieme al proprio figlio che programmi guardare e accendere le tv solo all’ora in cui si è deciso che quei programmi si possano guardare e spegnerla subito dopo.

Noi genitori lo sappiamo bene che è necessario insegnare ai bambini fin da quando sono molto piccoli a regolare la fisiologia del corpo, insegnandoli cosa e quando si mangia, quando si dorme e quando si sta svegli e via dicendo E se a noi pare normale sopportare che protestino per aspettare l’ora giusta per mangiare o per andare a dormire con regolarità, è perché sappiamo che quella regola è la misura del loro crescere. Del pari quando sono un po più grandi potranno imparare a regolare anche gli altri impulsi, magari a costo di qualche piccola frustrazione?

So che non è facile ma ce la possiamo fare.

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Francesco Milanese, classe 1960, Psicologo, Mediatore familiare, Formatore, specialista in Istituzioni e tecniche di tutela dei diritti umani. Mi sono sempre occupato di educazione, famiglia, benessere della persona, conflitti e comunicazione nelle relazioni umane.

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