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Posts Tagged ‘Francesco Milanese’

Diritto bambino

sabato, marzo 4th, 2017

Riporto qui alcune parti del mio contributo al Festival internazionale del teatro per ragazzi in corso di svolgimento a Bologna. Per chi volesse, cliccando qui potrete vedere la  presentazione del mio intervento alla tavola rotonda svoltasi oggi 4 marzo 2017 dal titolo Diritto Bambino.

Questo testo è stato pubblicato sulla rivista Icaro a cura del Teatro Testoni.

Secondo una accezione di senso comune è responsabile chi sa dar conto dei propri atti, ossia chi da ragione dei propri comportamenti; è responsabile chi sa essere consapevole delle conseguenze delle proprie azioni. A queste definizioni si aggiunge quella più direttamente giudiziaria la quale deriva dalla ricerca ed individuazione di chi sia responsabile di determinati fatti: l’autore o il colpevole. La responsabilità intesa come caratteristica di colui che è responsabile, in primo luogo dovrebbe corrispondere alla capacità di dar conto dei propri comportamenti e della coscienza delle conseguenze da essi derivanti mentre, solo in secondo tempo, dovrebbe avere quella rilevanza giudiziaria che implica la sottomissione alla sanzione disposta dalla legge per la conseguenza della violazione ad un obbligo giuridico.
Diversamente, invece, si assiste ad un rovesciamento delle situazioni, caratterizzato da elementi di paradosso. Mentre aumenta la preoccupazione verso le cosiddette responsabilità, secondo una concezione puramente legata alla colpevolezza, che porta, anche nel mondo degli operatori educativi e sociali così come nelle pubbliche amministrazioni, a concepire la responsabilità come un pericolo, con la conseguente ricerca di strategie di evitamento, camuffate da vincoli gerarchici, oscure pratiche amministrative o interpretazioni rigide di norme spesso poco conosciute, si sta abbandonando l’ idea di una responsabilità intesa come espressione delle capacità del proprio ufficio, della propria professione, della propria capacità di svolgere al meglio e con consapevolezza il proprio compito.
In tante occasioni ci si sente dire: “si, ma poi chi si assume la responsabilità?” o più direttamente “come faccio io ad assumermi una simile responsabilità” nonché “si un bel progetto, ma poi se succede qualche cosa dovrei risponderne io?”. Ecco dunque la responsabilità come moderna interpretazione del gioco del cerino o del barile sul piano inclinato, ossia di qualche cosa che ciascuno cerca di allontanare da sé scaricandola su altri e non invece, come si presumerebbe, di saper assumere per sé. Una deformazione prodotta forse da due fattori concorrenti uno di contesto sociale e uno legato ad uno specifico deficit formativo.
Il contesto generale in cui stiamo vivendo registra un aumento costante della litigiosità e del contenzioso giudiziario. Oggi tutti gli amministratori, gli operatori delle pubbliche amministrazioni, temono che i propri atti, soprattutto quelli che agiscono direttamente sulle persone, possano essere oggetto di vertenze giudiziarie. Sempre di più il contenzioso giudiziario perde la funzione di esercizio della tutela dei propri diritti a vantaggio di una strumentale utilizzazione dello stesso per fini di potere, di tutela di privilegi e di interessi, se non proprio per raggiungere un utile economico diretto o una certa visibilità sociale. La giustizia così utilizzata perde la sua stabilità e credibilità perché diventa sempre più facile piegare, a proprio vantaggio ed in modo capzioso, le mille forme del diritto. Tutto ciò finisce per non far funzionare anche delle progettualità innovative a causa della preoccupata necessità di evitare in ogni caso di dover rispondere di qualche cosa andata storta o di un comportamento non preventivamente codificato.
E qui veniamo al secondo fattore: cioè la formazione. Sempre più la nostra formazione è rivolta all’operazionalità meccanica delle funzioni da eseguire, a qualsiasi livello nelle professioni, nelle vocazioni, nelle relazioni e ci scordiamo che senso teleologico (attinente ai fini cioè) ha il nostro agire. Perché una formazione deprivata di etica e teleologia, riduce l’agire all’esecuzione del compito, dove la responsabilità si pensa diluita nella catena delle gerarchie e le operazioni sono compiute senza consapevolezza del mandato e della ragione per cui si fa ciò che si fa. Come detto all’inizio, responsabile è parola che si applica alla persona cosciente delle proprie responsabilità; e la coscienza è legata alla conoscenza ossia alla capacità di vedere con chiarezza limiti e potenzialità, obblighi e diritti, in modo da rendere il proprio operato più sicuro e più capace di raggiungere davvero il proprio obbiettivo, di qualificare la mission specifica dell’operatore.
Il paradosso infatti è proprio che a furia di essere preoccupati di fare qualche cosa che possa dar adito a qualche chiamata di responsabilità gli operatori possano pervertire il proprio agire paralizzarsi, e rendersi pertanto incapaci di rispettare il mandato di fondo del proprio compito sociale, tradendo così sia la propria responsabilità individuale che quella organizzativa.
Chi fa educazione non può che educare all’autonomia ed allo sviluppo personale, ma questo certo comporta i rischi della fallibilità intrinseca nella libertà; chi fa cultura, teatro, spettacolo, arte, non può che seguire la propria indole critica e prospettica, ma questo può alle volte significare lo scontro con interessi altri.
Eppure la responsabilità propria dell’agire secondo il proprio consapevole modo di essere al mondo, significa sapere dare conto di ciò senza camuffarsi dietro a formule, astensioni od obbedienze…
Sento sempre di più l’urgenza, in questi tempi, di riprendere in mano il nocciolo del mirabile racconto del Grande Inquisitore di Dostoevskij, o della Lettera ai giudici di Don Milani. Riprendere in mano quei testi per comprendere come libertà sia intimamente connessa alla responsabilità e non già all’esaltazione egoistica di sé, del proprio narcisistico piacere, del proprio potere. … ma questo è un altro discorso!

Per chi volesse approfondire, questa è la presentazione del mio intervento alla tavola rotonda svoltasi oggi 4 marzo 2017 a Bologna, nell’ambito del festival internazionale del teatro per bambini.
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Bravi Genitori o Genitori e Basta?

mercoledì, febbraio 15th, 2017

Che l’adolescenza sia un periodo difficile è noto; è scritto in tutti i libri, ribadito sempre dagli esperti in ogni occasione. Forse bisognerebbe che noi genitori ci sforzassimo un po’ di ricordare la nostra adolescenza quando, anche se non siamo stati proprio dei ribelli conclamati, abbiamo sentito di essere e voler essere diversi dai nostri genitori quando, per un attimo almeno, abbiamo concepito il pensiero di essere stati adottati, oppure abbiamo pensato la famosa frase: “ se mai avrò dei figli io non faro mai così”.

Con la scusa di non fare come ci è stato insegnato però, siamo rimasti un po al palo, manchevoli di modelli e punti di riferimento e sempre più dipendenti dalle mode pedagogiche. Oggi ci troviamo in mezzo ad una serie di conflitti con i nostri figli da cui difficilmente riusciamo a districarci anche perché ci pare impossibile che non riescano a capire le nostre ragioni, così ragionevoli, così logiche… Eppure! Ma non era il dialogo che ci avrebbe salvato? Quella possibilità di confronto con un adulto che tanto ci è mancata quando eravamo giovani adolescenti noi? Perché non funziona ora con i nostri figli? Forse perchè speriamo,nel dialogo, di ottenere una impossibile amicalità con i nostri figli, o perché temiamo il conflitto con i nostri figli ed abbiamo sempre paura che se ci contestano non ci vogliano più bene.

Temiamo forse di non essere dei “Bravi genitori”. Ma che cosa vuol dire essere bravi genitori?.  Troppo spesso dietro a quel “Bravi genitori” si nasconde la preoccupazione di essere inadeguati a modelli sociali di riferimento; ma questo è più un problema nostro. Credo invece che i nostri figli abbiano bisogno di Genitori e basta, senza aggettivi,. Essere genitori vuol dire certamente saper rispondere in modo adeguato ai bisogni educativi dei figli, ma vuol dire anche essere uomini e donne adulti, cioè capaci di vivere la propria vita, di fare scelte, di confrontarsi senza confondersi nel compito di guida, capaci cioè di tenere in mano le redini della propria vita, superare i conflitti e guardare oltre alle difficoltà. Allora i nostri figli potrebbero riconoscerci come interessanti modelli con cui confrontarsi.
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Disconnessi dalla democrazia

martedì, aprile 21st, 2015

In occasione della dodicesima edizione del “Safer Internet Day” (SID) celebrata a febbraio scorso e dedicata alla sensibilizzazione sull’uso sicuro e consapevole della Rete, è stata pubblicata una ricerca curata  da Ipsos per Save the Children  da cui emergono dati molto significativi sul rapporto tra la cosiddetta generazione 2.0 ed il mondo dei social network.
Al di la di molte  conferme, ciò che colpisce di questa ricerca è che circa l’11,5% dei ragazzi tra 11 e 17 anni non abbia, né abbia avuto nell’ultimo anno, alcun contatto con la rete. È la categoria “dei disconnessi,” ragazzi che non conoscono il mondo di internet o dei social, non per per una qualche scelta, ma per necessità o, per meglio dire, per carenza di risorse economiche sufficienti. Questi ragazzi negli ultimi dodici mesi, per le stesse ragioni economiche, non hanno letto un libro, non sono andati al cinema, non leggono i giornali, non vanno a teatro, o ad un concerto. Sono sconnessi dal mondo tout court. Se un eccesso di connessione presenta molte problematiche ed anche alcune criticità, è pure vero che offre anche molte opportunità di crescita, da cui invece resta tagliata fuori questa notevole fetta della popolazione giovanile. Secondo la nostra Costituzione (art.3.2), è compito della Comunità Repubblicana rimuovere gli ostacoli di natura economica e sociale che limitando di fatto la libertà dei cittadini impediscono la possibilità della loro partecipazione alla costruzione della democrazia. Il tema mi pare ancora attuale.
Per lungo tempo abbiamo creduto che la scuola avesse un compito sociale importante nel garantire l’accesso alla conoscenza delle classi più emarginate della società e, per molto tempo, nel nostro paese, il sussidiario é stato  l’unico libro presente in casa di molte famiglie. Oggi ancora una volta questa sfida mi pare presente anche se con caratteristiche di contenuto diverse. Spetta io credo innanzitutto alla scuola, ma più in generale alle tante agenzie educative, riprendersi un compito costituzionalmente ineludibile, cioè l’ alfabetizzazione delle giovani generazioni verso strutture di linguaggio radicalmente nuove da cui però non possiamo restare esclusi pena giocarci proprio il futuro. Il problema non è solo quello di insegnare informatica a scuola, anzi. Il problema è quello di informatizzare l’insegnamento, di stravolgere le metodologie di insegnamento basate sulla stratificazione dei saperi per muoversi sul piano dei saperi connettivi. Preliminarmente però bisogna permettere a tutti di avere, grazie alle tecnologie, l’accesso alla nuova conoscenza: parlo delle connessioni libere, dei pc a disposizione, nelle aule e nelle biblioteche. Come  a dire il sussidiario nella società  2.0. Spetterebbe alla scuola, se ci si vuole investire, il più nobile dei compiti: favorire l’uguaglianza di opportunità per far crescere la democrazia. Attenzione, non l’egualitarismo che ha ucciso il merito! Parlo proprio dell’uguaglianza come strategia e opportunità: è tutta un’altra cosa.

 

Qui puoi leggere il rapporto intero. Fai clic sul testo.

Minori e internet_2015

PROFILO MINORE, ricomincia la nuova serie

giovedì, marzo 15th, 2012

Con una nuova impoostazione, in un nuovo orario ma con la medesima attenzione, ricominicia Profilo Minore,la rubrica settimanale curata da Francesco Milanese, presidnete dell’Istituto per i Diritti e l’Educazione, dedicata al tema dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, all’educazione delle gioavani generazioni, alla vita quotidiana ed alla cronaca minore delle famiglie.

Telefriuli mette in onda ogni mercoledì alle 19.30 circa questo piccolo, ma significativo spazio di riflessione ed approfondimento dedicato ai più piccoli ed ai loro genitori.

Le puntate sono poi presenti in rete sul canale Yuotube, sul questo sito  e su Facebook

Profilo Minore

Ciclo di incontri a OSOPPO

martedì, febbraio 22nd, 2011

A cura dell’Associazione NOSTRO FUTURO di Osoppo, con il Patrocinio della Regione Friuli Venezia Giulia, del Comune di Osoppo e la collaborazione delle Direzioni Didattiche di Trasaghis e di Gemona del Friuli prende il via Martedì 1 Marzo il ciclo di incontri sul tema “Il Bullismo, l’uso e abuso di nuove tecnologie,”condotto da Francesco Milanese.

Destinatari: genitori, insegnati e formatori dei ragazzi delle Scuole Secondarie di I grado di Osoppo e dintorni. Il corso verrà attivato con un numero di partecipanti minimo pari 15 e massimo pari a 40. Tutti gli incontri si terranno con orario 19.45 – 22.30 presso la Sala Sottoconsiliare del Comune di Osoppo (piazza Municipio)

Preiscrizione OBBLIGATORIA
telefono: 347 9805034
(anche sms specificando nome e cognome)
mail: associazione.nostrofuturo@gmail.com

Il significato del dono!

lunedì, gennaio 10th, 2011

Il Natale è dunque alle nostre spalle, anche se siamo ancora in quello che si chiama il periodo natalizio che come tutti ben sanno si conclude con l‘Epifania che tutte le feste si porta via ( così almeno dice il proverbio)!
Il Natale è chiaramente una festa religiosa, è la festa dell’Incarnazione del Figlio di Dio, ed è dalla sua venuta che, come dice il Vangelo, abbiamo ricevuto “grazia su grazia“. Non voglio qui fare una riflessione di carattere religioso, nè tanto meno moralistico sul fatto che il Natale sia diventato un momento esclusivamente consumistico e che se ne sia perduto il vero significato. Ora io non sono più giovanissimo, ma questo discorso me lo sono sentito fare tutta la vita: “quando si aveva meno il significato del Natale era più vero!” Può anche essere, però questo non ci aiuta (altro…)