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” Fuori di Udine non c’è il mondo?”

domenica, dicembre 14th, 2014

Sarebbe troppo facile in questi giorni, per uno che si occupa di diritti dei bambini, cadere nella tentazione di parlare delle tragedie di questi giorni; mamme che uccidono i bambini, bambini che cercano di difendere le mamme da padri assassini, e via dicendo. Facile, perché tutti ne parlano, facile perché tutti i discorsi sono già stati fatti, facile perché ci vuol poco per dire che questa sovraesposizione mediatica delle atrocità, delle tragedie, non può che destabilizzare i bambini che ascoltano tutto e potrebbero cominciare a diffidare proprio di coloro che dovrebbero proteggerli più di ogni altri. Detto ciò sarebbe detto tutto, perciò ogni parola ulteriore ha a che fare con il superfluo . Per ,questo cambio subito registro. In una recente indagine, (rapporto giovani 2014 dell’istituto Toniolo pubblicata da il Mulino)i giovani coloro che hanno compiuto nel duemila la maggior età, e poi giù, sono poco propensi a pensar se stessi come capaci, anche se hanno un titolo di studio, anche se hanno idee e creatività, pensano di non poter avere diritto ad avere stipendi proporzionati alla loro preparazione, si accontentano del precariato. Hanno introiettato la crisi, ma in termini depressivi, come assenza di prospettiva, non come esigenza di riscatto, non come esigenza di innovazione, non come ricerca di una via d’uscita.  Sono ragazzi che hanno nella mamma la figura di riferimento fondamentale e, assieme alla mamma, gli amici. Sarebbe interessante andare ad indagare, secondo uno schema di analisi socio-simbolica di questa correlazione, di ciò che il materno e l’amicale rappresentano, in quanto atteggiamento consolatorio e in fondo statico. Se è vero che manca il paterno, in questa situazione, sociale e familiare, manca forse anche la spinta evolutiva, il richiamo oltre ciò che è consolidato, ciò che comunque c’è e ci sarà, proprio come dovrebbe essere la mamma, almeno nella dimensione profonda, quella che ci rende proprio inaccettabile sotto il profilo etico, emotivo, sociale, questa escalation di crimini familiari. Come uscirne dunque? L’idea mi viene da una esperienza recente, un incontro casuale, che mi ha fatto però molto riflettere. In un viaggio tra Udine e Venezia ho conosciuto una studentessa poco più che ventenne, cinese di Shanghai, che studia in una facoltà a Udine. Mi ha incuriosito il fatto che una giovane  figlia di una borghesia ricca, che può far studiare una figlia all’Estero, parte  da una città di dodici milioni di abitanti per finirei studiare aUdine. Mi ha raccontato di vedere molti suoi colleghi friulani che studiano a Udine e che hanno già un avvenire professionale continuando la professione dei genitori, che vengono quindi da situazioni come la sua, di buona borghesia, ma che restano qui a vivere e studiare. E mi dice:” ma fuori da Udine non c’è forse il mondo?”.
Ecco appunto, siamo fermi con mamma e con gli amici, e fuori? non sto invocando la fuga all’estero, ma la ricerca, l’incontro, lo studiare fuori, l’andare a fare i conti con se stessi e con ciò che di grandezza piccolo, bello o brutto, o semplicemente diverso, c’è nel mondo. Il mondo appunto!