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L’indifferenza che uccide

venerdì, ottobre 17th, 2014

Nel comune di Caivano (NA) c’è un quartiere che si chiama Parco Verde, costituito da palazzotti brutti, uno a fianco all’altro, dove il verde non è neppure un colore, dove sono concentrate oltre 4000 persone, accuratamente selezionate tra carcerati, piccoli artigiani del crimine domestico, dove si spaccia, ci si prostituisce a poco, dove sono concentrate insomma le disgrazie sociali delle mille periferie delle nostre città. Non ci sono stato, ma questa descrizione è il sunto dei molti resoconti che si possono leggere sulla stampa in questi giorni dopo che è stata divulgata la tremenda notizia che Fortunata, una bimba di 6 anni, trovata morta qualche giorno fa come fosse caduta da un balcone, è stata brutalmente uccisa ed era vittima di abusi sessuali. I commenti si sono scatenati sul quartiere dell’orrore che copre l’orco, su come sia possibile che avvengano certi abusi senza che nessuno se ne accorga, sull’indifferenza…. etc. Andando a leggere i mille articoli su questo dramma che potete trovare in rete, mi sono reso conto di un aspetto paradossale: mi è balzata agli occhi una sorta di contraddizione semantica tra contenuti e contenitori. Mentre leggevo articoli degnissimi di buona scrittura e dai contenuti assai condivisibili, ero continuamente distratto dalle immagini provocanti di signorine, o attrici, note per ragioni di pettegolezzo, che si alternavano nelle gallerie fotografiche mobili della pagine web. Anche le pubblicità presenti erano ammiccanti, e i link degli articoli consigliati erano tutti a chiaro sfondo sessuale anche se di tutt’altra natura rispetto a quello che stavo leggendo. Mi sono chiesto come si potesse stigmatizzare la perversione pedofila in un contenitore che inneggia costantemente alla sessualità come ammiccamento, trasgressione, etc. Poi però mi sono reso conto che la questione non è solo questa.
La questione è infatti inerente al modo in cui è costruito il sistema della comunicazione digitale. Se una volta l’impaginatore di un giornale sceglieva che cosa andava in pagina con un criterio contenutistico, oggi il programma digitale organizza i contenuti con un algoritmo semiologico. In parole povere se nel contenuto di un articolo seriosamente scritto figurano certe parole tipo “sessuale” il sistema lo metterà accanto a tutti gli articoli che hanno a che fare con parole simili, perché il computer non può sapere se chi scrive vuole stigmatizzare l’abuso o esaltare il prurito sessuale e li accomuna nella stessa pagina. Ne risulta una pagina web che a prima vista pare contraddittoria, ma che ben rappresenta il paradosso di una società in cui si rischia, ben oltre il relativismo, l’indifferenza dei comportamenti e dei contenuti, perché sono sempre presentati giustapposti uno accanto all’altro senza ordine o criterio. Ecco qui l’indifferenza, esattamente quell’astensione etica, quel sottrarsi al dovere di esprimersi intorno a ciò che è giusto o sbagliato, che è il brodo di coltura da cui emerge l’orco e in cui ci si può nascondere.