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Averli in testa e non ad intenerire il cuore

venerdì, settembre 19th, 2014

Per esperienza diretta, consumata in svariati lustri di impegno, non conosco uomo politico o figura istituzionale,  che non dica frasi del tipo: “i ragazzi, i bambini sono il nostro futuro”, “a noi sta molto a cuore la condizione dei giovani”… Ecco, bene, però…. però …
Verso la fine del secolo scorso e nei primi anni di questo ( cioè non più tardi di dieci anni fa, ma oramai sembra davvero passato un secolo) era molto vivo in Italia il dibattito e la attenzione, non solo mediatica, per le politiche  legate alla condizione dell’infanzia e sembrava ci fossero in campo volontà, risorse, creatività. Grazie all’impulso dato a queste politiche dai governi Prodi e dalla ministra Livia Turco ( la nomino perché nessuno più sembra ricordarla) furono varate enormi innovazioni sul piano sociale e legislativo con azioni politiche che ottennero risultati immediati. Ad esempio sono stati chiusi gli istituti e gli orfanotrofi, sono proliferati le comunità di tipo familiare per i minori, gli affidi temporanei, sono nate progettualità specifiche a livello territoriale per la tutela dei minori fuori famiglia e per il sostegno all’adozione, ma… ci si è dimenticati la lezione che proprio Livia Turco aveva a suo tempo imposto: senza soldi, le politiche, anche le migliori, decadono e perdono i loro effetti. Negli ultimi Piani nazionali (e dunque regionali) per l’Infanzia sono spariti i soldi. Il piano nazionale per l’infanzia è un obbligo derivante da leggi e da convenzioni internazionali che tutti i paesi del mondo devono predisporre ogni due anni. Il nostro Paese è fermo al 2011. Negli anni la carenza di fondi e la “ grande sensibilità “ ai problemi dell’infanzia hanno prodotto un dato significativamente perverso. Diminuisce, in percentuale e in valore assoluto, il numero dei minori in affidamento familiare, mentre ritorna a crescere quello di minori in comunità. Parallelamente aumenta il numero delle famiglie che fanno domanda di adozione, aumenta il numero di minori dichiarati adottabili, ma diminuisce il numero delle adozioni. Il che significa che aumenta, percentualmente ed in termini assoluti, il numero dei minori fuori famiglia. “Una tendenza che va invertita” ha dichiarato il Garante nazionale dell’infanzia alla presentazione del Rapporto delle ONG d’Italia sullo stato di attuazione dei diritti dei minori, di luglio di quest’anno. “A oggi non esiste un monitoraggio compiuto a livello istituzionale delle risorse dedicate all’infanzia e all’adolescenza e manca una strategia complessiva sul piano nazionale e una visione di lungo periodo”. Dunque stiamo arretrando e, se non vogliano scadere nella retorica e nell’ipocrisia, bisogna ritornare a costruire progettualità sociale, innovazione, bisogna riqualificare la spesa in questo settore e investire perché i soldi risparmiati oggi sull’infanzia sono spesi domani sulla cura delle patologie sociali.  Come a dire che i bambini, se sono davvero il nostro futuro, bisogna averli in testa e non ad intenerire il cuore.