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Archive for luglio, 2014

Restiamo Umani! Generazioni triturate dalla smania di sucesso o dalle guerre

venerdì, luglio 25th, 2014

Tento un azzardo, una iperbole della connessione… ma d’altronde siamo nella società del link! Ho seguito con attenzione ed orgoglio paesano la vicenda di Scuffet, ma sto seguendo con altrettanta attenzione e crescente orrore le immagini e le notizie che arrivano dalla striscia di Gaza.
Mi paiono simboli di generazioni triturate dalla guerra o dalla smania di successo, cui non è dato il tempo di crescere. Il tema della crescita umana, è questione ben complessa come sembra aver ben capito il giovane, osannato e mitizzato, portiere dell’Udinese. Lui che potrebbe andarsene per una velocissima carriera, sembra scegliere il passo lento di chi ha come obiettivo qualche cosa di più profondo, e resta a Udine motivando la sua scelta non solo con l’amore per la maglia, ma anche perché dice di voler maturare “sia sotto il profilo sportivo che umano”. La maturazione umana è infatti cosa più complessa e articolata della performace sportiva, perché la seconda spesso e determinata dalla prima e può succedere che quello che funziona a 17 anni non riesca a funzionare più a 21 o 23 solo perché non si è cresciuti abbastanza come persone. E’ una storia sana frutto di un ambiente ancora sano, ma che nel suo essere eccezionale mostra la fragilità del resto.
Al contrario invece, qualsiasi sia il punto di vista che si assume, qualsiasi sia la notizia che giunge, nella vicenda di Gaza tutto pare malato. Mi pare malato pensare alle ragioni che hanno scatenato questa escalation; malato cercare di usare i bambini per creare solidarietà con un popolo; malato bombardare una delle aree più densamente popolate del mondo e considerare scudi umani le vittime civili; mi pare malato usare i civili come scudi umani; mi pare malato fare fuoco su palazzi in cui ci sono scudi umani. Anche la guerra ha un valore educativo, distorto, forse, ma funzionale a chi dal conflitto ha qualche interesse da lucrare, di solito chi ha potere. I conflitti portano via i morti, ma lasciano i feriti, gli orfani, le vedove, i fratelli, i parenti, carichi dell’odio e del rancore che oramai da decenni sta impedendo a questi popoli di trovare una via nuova. La guerra toglie ai protagonisti la possibilità di coltivare la propria umanità: bisogna aver perso la propria umanità per arrivare a non vedere più nell’altro un persona, ma solo un nemico; bisogna negarsi l’umanità per poter sparare su un gruppo di bambini che giocano sulla spiaggia, così come uccidere dei ragazzi solo perché ebrei. Anche qui dunque torna il discorso sulla lenta costruzione dell’umano, che è un’altra coscienza. Per costruire una generazione di rancorosi, burattini vendicativi che alimenteranno la guerra, basta il tempo di uno sparo! Per una generazione di Uomini e Donne che sappiano dare valore alla parola umanità che conoscano il senso della giustizia, che riescano a fidarsi, rispettarsi e vivere in pace, di quanto tempo e impegno ci sarà bisogno? Mai come oggi si capisce quanto fosse vero, significativo e perciò insopportabile l’appello di Vittorio Arrigoni pacifista, ucciso a Gaza per mano jihadista: “restiamo Umani!”

E pensare che lo smartphone glielo regaliamo noi!

giovedì, luglio 10th, 2014

E pensare che lo smartphone glielo regaliamo noi!
Sono apparse a fine dello scorso anno su molte riviste specializzate delle indagini scientifiche approfondite che riguardano i comportamenti degli adolescenti in rete, ossia la loro frequentazione di social network, di chat, la fruizione di musica in rete, di ricerca di informazioni e di shopping on line. In particolare sono interessanti gli studi condotti in Cina dal Dipartimento di psicologia e Scienze di vita dell’Università’ cinese di Zhejiang che riguardano le distorsioni dei comportamenti o delle finzioni celebrali degli adolescenti dipendenti da internet e sulle cause relative alla loro dipendenza, così come gli studi condotti in Australia dal Dipartimento di psicologia dell’Università di Adelaide.
Si tratta di studi avanzati e rigorosi sotto il profilo del metodo scientifico che ci fanno capire quanto il tema della dipendenza da internet sia attuale e globale al tempo stesso.  Si tratta cioè di uno degli effetti perversi della globalizzazione, cui peraltro dobbiamo molte delle opportunità di vita e di crescita che caratterizzano questo tempo presente. Nella mentalità adulta l’accesso ad internet è legato al computer, dunque ad una tecnologia che avrebbe ancora a che fare con una gestione complessa  un pc è grande, ha una sua difficoltà di gestione deve essere usato in un certo modo. In realtà il 96% degli adolescenti entra in rete attraverso lo smartphone. Quell’oggetto che noi adulti comperiamo a loro già dagli 11-12 anni, pensando di regalargli un telefonino che ha anche altre funzioni, ma che, nel loro vissuto, è una porta verso l’infinito mondo in cui, come funzione residuale c’è anche quella di telefonare. La dipendenza da internet, secondo questi studi, può anche avvenire in conseguenza da stress o da frustrazioni nelle relazioni affettive o familiari.  Si tratta di quelle cose, normali, che possono capitare a tutti i ragazzini e le ragazzine di 12-13 anni, ma che diventano esistenzialmente più difficili da superare in una dimensione sociale come la nostra molto poco legata alle relazioni reali, e dunque trovano nella rete un amplificatore dei dolori e delle gioie, soprattutto grazie ai socialnetwork. Secondo questi studi, in sostanza la dipendenza da internet nasce quale risposta adattiva ad una frustrazione perché nel sistema delle relazioni primarie, famiglia e amici, non si è trovato un supporto adeguato sul piano affettivo ed emotivo, e perciò si è trovata in rete una scorciatoia per compensare la frustrazione. La Internt addiction, come dimostrano gli studi appena apparsi, colpisce una parte significativa anche se non allarmante, della popolazione adolescenziale (ma che arriva al 6% nella fascia d’età tra gli 11 e i 14)  ha aspetti patologici rilevanti, sia di tipo cognitivo che comportamentale, perdita del sonno, disturbo nella concentrazione e nello studio, ma anche una alterazione della flessibilità cognitiva, e si colloca dunque in quella nuova area dei disturbi comportamentali dove la dipendenza non è dovuta alle sostanze ma a certi comportamenti: come nei disturbi alimentari, nello shopping compulsivo, nella dipendenza da gioco d’azzardo.